Quando la notizia si e' diffusa, un gemito ha percorso idealmente le vaste platee di seguaci del cinema di tutto il mondo. Heath Ledger, famoso per una serie di produzioni hollywoodiane ma soprattutto per quel bacio gay in Brokeback Mountain, ci ha lasciato all'improvviso, senza nessun apparente motivo. Si parla di "morte accidentale", di "tragico errore" nell'autosomministrarsi una scorta di sonniferi che l'attore si era fatto prescrivere in seguito a lunghi periodi di insonnia e crisi di ansia. C'e' anche chi mormora la parola "droga" per rendere il quadro ancora piu' drammatico. L'immagine e' quella consueta del divo consumato dal di dentro dal suo stesso stile di vita proiettato com'e' da semplice comune mortale verso l'etereo Olimpo dello star system. A contrastare questo stereotipo ci sarebbe piuttosto una versione piu' "umana, troppo umana"che parla della tragedia di un uomo nonche' padre e marito alle prese con il fallimento del proprio rapporto sentimentale e la successiva alienazione dalla moglie e dai figli.
Ognuna di queste versioni e' la Versione conclusiva e significativa che descrive la parabola di un'esistenza umana dall' α all' omega. Nessuna di loro pero' puo aspirare ed essere l'unica incontrovertibile verita' sulla faccenda se presa singolarmente e meramente estrapolata dal suo contesto. Siamo uomini perche' siamo complessi, agglomerati di nevrosi o contraddizioni. Chi vuole "spiegarsi" il fatto con un altro "mero" fatto e' ben libero di farlo. Ma non puo' che scalfire la superficie della realta' senza peraltro rimbalzare subito all'indietro. Non c'e' penetrazione nella semplice "spiegazione". Spiegare significa del resto dis-piegare e questo dis-piegamento significa eliminare delle pieghe, appianare, rendere il campo visivo sgombro da pieghe. Queste pieghe sono viste dall'uomo che tutto "oggettivizza" come un ostacolo,alla stessa stregua di montagne che impediscono di guardare oltre.
Questo guardare oltre non e' mai tuttavia un vero e primordiale guardare oltre ma resta sempre e comunque confinato nello sguardo-scontro con la realta'. Cio' che si scontra e' destinato ad un momento di impatto che puo' avere due conseguenze:
1) lo scontro conduce alla sottomissione dell'oggetto scontrato
2) lo scontro si comporta come un elastico che riassume la sua posizione originale dopo il momento di massima tensione risultando percio' in un accrescimento di conoscenza pari a zero.
Il primo caso riflette l'atteggiamento scientifico dei nostri tempi. Ogni scienza piu' o meno esplicitamente mira ad assoggettarsi fette sempre maggiori della Natura. La Natura e' cosi' "spiegata" per gli studenti, per gli appassionati ( coltivatori di interessi allo stesso modo in cui si coltivano patate) e viene pre-confezionata in "concetti" che si possono reperire ovunque forse persino in un supermercato.
Quando invece la Scienza fallisce nella sottomissione della Realta', ci si ritrova di fronte (e si vuole sottolineare il carattere puramente "frontale" e quindi di con-fronto )all'oggetto che ora e' diventato l'assoluto op-posto. Un opposto pero' che non comunica con cio' che lo oppone e pertanto rappresenta l'assoluto dell'opposizione nel senso di ab-solutus cioe' sciolto e divincolato. A parte la contraddizione che e' inerente in quest' idea, cio' che viene cosi' rappresentato viene di solito preso e messo in un cassetto per essere dimenticato o consegnato alla memoria di un qualche antiquario un po' bizzarro oppure da origine all'irrazionale, al "misterioso", all'occulto che e' tale solo per lo sguardo che scontrandosi con l'oggetto bramato non lo "capisce" e viene caputaltato all'indietro.
Ma il nostro intelletto post-illuminista e' talmente imbevuto di nozioni scientiste che anche in queste circostanze il "misterioso" che ci confronta non ha alcunche' di misterioso. Il suo mistero e' talmente poco misterioso che diventa materia per sette di fanatici e comunita' auto-emarginatesi agli angoli piu' periferici della nostra societa' per "scelta" e per spirito di mera rivalsa. Ma allora siamo di nuovo finiti nel campo delle sterili opposizioni che nulla sono in grado di comunicarsi.
Il misterioso nella sua essenziale natura si "auto-misteriosizza" per cosi' dire e non si lascia afferrare da qualche definizione piu' o meno eccentrica. L'occulto rimane sempre e comunque muto incapace di trovare dimora nel nostro linguaggio.
Il mistero non parla se non del suo mistero. E' per questo motivo che la morte provoca quello sgomento che lascia noi tutti attoniti,senza parole.
Questa mancanza di parole e' tuttavia di natura ben diversa dall'incomunicabilita' degli opposti di cui sopra. Invece di bollare il misterioso come "oggetto" di una qualsivoglia fede, invece di "spiegarlo" come un qualcosa di "dis-piegabile"(fatalita'/destino/scelta deliberata/sfortuna/inevitabilita' biologica per cui tutto cio' che vive puo' anche morire)come se si stesse inconsapevolmente tentando di mettere una distanza (che non c'e' in sostanza) fra noi e il mistero che ci con-fronta, questo mistero ci prende ci afferra da dentro e ci svuota letteralmente di parole. Questo svuotamento e' talmente radicale che spesso la persona che ne e' colpita prova un mancamento dei sensi e tende a lasciarsi andare ,accasciandosi in terra.
Noi non siamo diversi dal mistero e il mistero non e' mai veramente lontano da noi. E' piuttosto la cosa piu' vicina che noi possiamo avere.
Perche' la nostra natura e pertanto origine e' "essenzialmente"misteriosa.
Quando la morte accade, il miglior linguaggio in grado di esprimerla e' il silenzio, quello assoluto che ci solleva di peso dal quotidiano e ci precipita nel vuoto sidereo al cospetto delle divinita' in fuga. E' solo allora che anche il piu' convinto materialista e determinista percepisce anche solo per un attimo che sotto sedimenti e stratificazioni di secoli si celano ancora da qualche parte, i sentieri che conducono al Divino.
Questi sentieri giacciono nell'oblio, sepolti sotto le polveri del Tempo che ha "dimenticato" di aver "dimenticato" e anche allorche' vengano rinvenuti il percorrerli ,allo stesso modo in cui si puo' inseguire la scia di una cometa ormai gia' passata o l'ombra di un qualcosa che ci sfugge, rimane il compito piu' arduo e difficile e pertanto l'unico possibile per un'umanita' che e' "umana" e che non ha bisogno di "umanizzarsi" attraverso teorie piu' o meno umaniste.
A cominciare da noi stessi,ogni ente e' fra terra e cielo, fra gli uomini e gli dei e nessuna "spiegazione" sara' sufficiente mai a "spiegare" il perche' e il per come di chi ci lascia.
Heath Ledger R.I.P.



