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Forum: Il FoRuM DeL TeMpIo



sabato, 21 aprile 2007
Categoria:

C'e' poco da fare, la Gran Bretagna rimane un paese ancora profondamente diviso da caste sociali. Queste divisioni sono talmente profonde che e' forse piu' legittimo usare il termine "casta" che quello piu' generico di "classe". Chi vive in Gran Bretagna puo' verificare di persona sulla propria pelle cosa significhi tutto questo. Ricordo ancora con estrema chiarezza quando io quasi 18enne mi apprestavo a girare per Londra con lo stupore di chi non aveva mai visto una megalopoli tanto cosmopolita e a cui un giorno capito' di imbattersi in un paio di pubs gay su Charing Cross Road a poca distanza da Leicester Square e Piccadilly Circus. Questi due pub pur essendo letteralmente l'uno accanto all'altro presentavano caratteristiche fondalmente diverse.

Il primo si chiamava ( e tuttora si chiama) Ku Bar e la clientela era costituita da folte comitive di teenagers griffati la cui eta' raramente superava i 19 anni. L'altro locale ha anch'esso conservato il nome che aveva allora, CXR, ma i regulars del posto non potevano essere piu' diversi: middle-aged men talvolta 40enni +, e con un codice d'abbigliamento perentoriamente inclinato verso il casual spinto dove regna ed impera il denim perenne. Ma c'era qualcosa di piu' che semplici distinzioni di style. Ad un solo colpo d'occhio era possibile capire che anche la qualita' del denim perenne in questione era piuttosto informale. In altre parole quell'ambiente era decisamente indirizzato a coloro che non vogliono o non possono permettersi di spendere molto su capi d'abito e accessori vari.

Nell'altro, in TeenageLand, i nomi di stilisti internazionali si potevano non solo leggere o per meglio dire intravedere (in maniera piu' consona per chi come gli inglesi di un certo livello odia le pacchianate o sfoggi gratuiti di benessere economico.In Inghilterra tutto deve essere fatto con moderazione.Ogni eccesso e' considerato un'imperfezione derivante da una perdita del self-control dunque di per se' "disdicevole" e poco adatta al vivere societario)su magliette, pantaloni, scarpe da ginnastiche ma entravano anche a far parte spesso delle conversazioni che venivano intrattenute nel posto accompagnate non da birra ( data l'eta' dei clienti) ma da soft alcoholics.

Quando poi si passava a fare una "contrastive analysis" degli "atteggiamenti" della gente nei due locali allora le sorprese e le differenze aumentavano ancora di piu'.

Quelli ricoperti di denim avevano un non so che di triste, dimesso, poco incline alla comunicazione se non per rivolgere sguardi significativi a chi voleva continuare la conversazione in "posti piu' appartati" , i loro vicini di un paio di generazioni piu' giovani, erano invece pimpanti,pronti a conversare con chiunque purche' fosse "riconoscibilmente uno di loro": preferibilmente, con lo stesso gusto nel vestire,con le stesse caratteristiche somatiche( una volta un tipo, un ex public school boy "frightfully frightfully snobbish" ,mi lascio' esterrefatto dicendo che pur piacendogli non sapeva se volermi parlare o meno dato che aveva scambiato la mia abbronzatura da sole mediterraneo per una qualche improbabile e sinistra origine etnica "aliena" (" I thought you were Mexican or summat..." mi disse con un certo disgusto:tutto cio' che non e' whither than white in certi ambienti e' guardato con estremo sospetto...)e meglio ancora se con lo stesso accento.

Qualora voi vi trovaste da soli nel pub senza conoscere nessuno, e senza alcuna di queste caratteristiche voi sareste probabilmente condannati ad evaporare non lasciando traccia alcuna della vostra presenza. Ora io sto ovviamente generalizzando paurosamente ma e' innegabile che ci siano delle tendenze di massima che possano ricalcare i modelli sopra descritti. Gli inglesi non sono tutti cosi' o come uno spesso se li immagina. Ci sono molte eccezioni alla regola e pero' curioso notare come anche gli stereotipi nella loro banale stereotipicita' sono pur sempre in qualche modo legati ad un effettivo stato di cose. Le potremo chiamare indicazioni di voto se ci trovassimo in sede elettorale, cioe' numeri o percentuali non esprimenti il voto effettivo ma solo delle prospettive generiche o approssimazioni.

Quello che colpiva era che le differenze fra i due locali erano cosi' nette nonostante la loro esatta contiguita': il denim logoro e sbiadito di uno si sfregava sui ghirigori di un pantalone di Cavalli di un altro....ma senza la minima interazione.

Le stesse scene di separazioni sociali sono emerse, in tempi piu' recenti, in occasione della separazione fra il principe William e Kate Middleton. Non appena la tipa e' stata liquidata o si e' liquidata (la dinamica non e' chiara ma non ci interessa poi piu' di tanto francamente) sono usciti fuori le voci fuori del coro appartenenti al gruppo di amici con la puzza sotto il naso di William che forse aspettavano da secoli la possibilita' di sparare a zero sulla "ragazza borghese" la cui madre - orrore degli orrori - un tempo persino lavorava (!) , dice "toilet" invece che "lavatory" ed e' stata vista masticare chewing gum alla cerimonia di graduation del principe.

Altro imperdonabile errore sarebbe stato quello commesso proprio da Kate quando si e' presentata alla Regina dicendo: "Pleased to meet you" invece che il piu' aristocratico :"How do you do?" ( questa espressione che e' completamente scomparsa fra i comuni mortali britannici rimane invece ancora pervicacemente in uso fra i cosiddetti "toffs" cioe' coloro che sono capaci di snobbarti se i tuoi genitori ti mandano a scuola a St.Paul's al posto del piu' gettonato e tuttavia piu' esclusivo Eton....)

Eton rimane ancora l'unico vero e proprio trampolino di lancio di chi ha mezzi finanziari, ambizione e un certo lignaggio di rispetto necessari per conquistarsi una fetta di potere in the UK. Oxford e/o Cambridge poi ( abbreviati dagli inglesi in "Oxbridge") sono la logica conclusione e il coronamento di chi viene istruito per "comandare" e conquistare il mondo(come ha notato un giornalista inglese: "La battaglia di Waterloo e'stata vinta sui prati di Eton...) E' ben noto infatti che l'Impero per l'upper class non e' mai davvero morto...

E se voi vi trovaste in quel rarefatto mondo fatto di salotti, partite a polo, caccia, conversazioni spesso rese impenetrabili dalla quasi totale assenza di vocali( l'aristocratico apre poco o per niente la bocca quando parla...), vi rendereste conto che l'Inghilterra, apparentemente stravolta da anni di laburismo blairiano ma solo in superficie, racchiude al proprio interno una realta' ben diversa di quella che accoglie il turista in arrivo ad Heathrow.Vi accorgereste infatti che dall'upper-middle-class in su, l'Inghilterra e' ancora simile agli scenari di un romanzo di Evelyn Waugh....

Il mondo delle "Bright Young Things"(i figli di papa' in altre parole) che si dividono fra festini di champagne e il latino di Oxford esiste ancora...

Sta a voi saperlo scovare qualora ne foste affascinati...

P.S. la canzone che potete ascoltare(dei Pet Shop Boys) intitolata "Bright Young Things" parla proprio di questo....

Un breve estratto del testo:

" Sometimes a party's a port in a storm

  noone is weary or lost and forlorn

  listen, the nightingale sings

  in Berkeley Square the bright young things

  are flying on chemical wings,

  intent on their one last flings..." - PSB 2006



Inciso da Electrothoughts alle ore 12:03 commenti (8)
martedì, 17 aprile 2007
Categoria:

"I have suffered too much in this life not to expect another one."

"If God does not exist, then the wicked man is right and the pious man is nothing but a fool."

 

J.J.Rousseau



Inciso da Electrothoughts alle ore 19:54 commenti (11)
venerdì, 13 aprile 2007
Categoria:

Oggi sono anMaggie Smithdato a vedere una commedia teatrale dal titolo "The Lady from Dubuque" scritta da un americano che non conoscevo, un certo Edward Albee. In realta', questa commedia mi sarebbe forse passata inosservata se non fosse che l'attrice principale nel cast e' nientedimeno che l'impareggiabile,inimitabile, quintessentially English, Maggie Smith.In Italia sono sicuro molti non saprebbero che volto dare a questo nome sebbene la Smith sia un personaggio di nota nello showbiz da secoli con due Oscar vinti e una miriade di film e produzioni teatrali nel suo lunghissimo e impressionante curriculum artistico.

La commedia e' una di quelle tipiche analisi spietate della media borghesia cosi come piace spesso fare agli americani e che forse potrete visualizzare meglio se pensate a film come American Beauty e Magnolia per intenderci. Ora che avete visualizzato(credo) cio' di cui parlo,prendete il tutto nella vostra testa ed elevatelo all'ennesima potenza.

E' un tema forte quello esposto in questa commedia.Forte e difficile da affrontare senza cadere nel trito e nella banalita' scontata di argomenti trattati ad nauseam e da angolature sempre diverse.

Siamo in Iowa da quanto si riesce a capire.Profonda America. E anche il nome che dovrebbe gia' da solo (Dubuque) darci una collocazione geografica ben precisa funziona solo se siete americani. Se non lo siete dovrete capirlo man mano che la trama si dipana davanti ai vostri occhi. Dire che uno viene da Dubuque e' come dire in Inghilterra: "l'uomo che siede sull'omnibus per Clapham Common". Cioe' il sig.Mario Rossi piu' sig.Mario Rossi che ci sia.

Come avrete capito Maggie Smith e' "the lady from Dubuque". Il contesto in cui lei arriva da questo sperduto backwater perso nell'anonimato dell'entroterra statunitense e' quello di una dignitosa e molto borghese abitazione occupata da un certo Jo e Sam. Ma qualcosa non va gia' dall'inizio. Gli ospiti si scambiano battute spesso feroci, quasi volgari, e un fatto drammatico emerge quasi subito: la padrona di casa sta morendo.Di cancro.

Jo alterna momenti di apparente spensieratezza ad altri in cui il dolore visibile su tutto il suo corpo la costringe a improvvisi sbotti di ira e rabbia. Ci sembra quasi di vedere la furia di un personaggio delle saghe nordiche in alcuni momenti e l'autore non deve aver dormito la notte per darci un ruolo femminile che seppur in qualita' di moribonda non riesce quasi a strappare un minuto di compassione da parte del pubblico. Anche gli amici di Jo e Sam sono messi a dura prova da questo suo atteggiamento sprezzante e il primo atto si conclude con la loro uscita di scena. Il sipario sembra quasi pronto per calare ma ecco che arriva l'ospite a sorpresa che nessuno aveva invitato: the lady from Dubuque - Maggie Smith che fa il suo ingresso quasi regale pochi secondi prima che si concluda il primo atto. Si spinge fino al bordo del palcoscenico e rivolgendosi al pubblico chiede con aria impassibile: Is she still alive?

Qualcuno dal piano di sopra emette urla di dolore. E la Smith:"Oh so this is the house.We're in the right place".

La sua intrusione sembra a prima vista giustificata; lei si spaccia per la madre di Jo accorsa per stare accanto all figlia in questi momenti drammatici di una malattia che fa il suo corso inesorabile. Ma e' davvero cosi'? Gradualmente si viene a sapere che la madre di Jo e' in realta' una donna che vive reclusa in un villaggio del New Jersey, alta, grassa e con i capelli rosa. (Maggie Smith: "Pink hair?? On purpose?" - magnifico esempio di sense of humour ad un passo dal sarcasmo che anche nei panni di un'americana Maggie Smith interpreta a perfezione). Il marito della sfortunata Jo e' quasi in preda ad una crisi isterica: "Who are you?Who are you? Get out of my house!" e capiremo presto il perche' di questa reazione incontrollata.La cosa interessante e' che the lady from Dubuque non arriva sola ma accompagnata da un piu' che distinto signore di colore vestito di tutto punto. L'autore di questa commedia sta gia' fornendo dettagli importanti sulla vera identita' di questa signora ingioiellata di perle e avvolta in un tailleur che sembra le sia stato cucito addosso.Quanti americani bianchi che vivono in uno dei posti piu' bigotti dell'America hanno davvero un amico di colore con cui viaggiano assieme? (Smith: "Oh this is Oscar. Oscar is black!"). Ma e' l'incontro di Jo con la "presunta" madre che e' significativo. Jo sa benissimo che quella non e' davvero chi dice di essere ma chi puo' seriamente dire di sapere chi siamo nel profondo del nostro animo?Siamo forse cio' che facciamo e/o cio' di cui abbiamo bisogno?Sembra proprio cosi' ed e' per questo che pur non riconoscendo in the lady from the Dubuque una alquanto improbabile figura materna, Jo le corre lo stesso incontro e si lascia abbracciare fino a che il dolore che la attanaglia sempre piu' sembra in qualche modo lenirsi.Se qualcosa o qualcuno anche solo per un attimo sono in grado di alleviare le sofferenze di un essere umano, allora e' bello poter lasciarsi andare e credere all'impossibile. Cos'e' questo ossessionante bisogno di voler sempre spiegare e spiegarsi tutto?Se uno e' contento nel credere che i maiali volano in cielo, che lo lascino in pace!

Siamo ormai giunti quasi al termine. E' chiaro che l'ospite giunto a sorpresa da Dubuque ha una connotazione soprannaturale che alcuni paragonerebbero ad una sorta di angelo della morte. Il suo arrivo e' gradito ma solo a chi sta morendo e per questo il marito deve essere legato e addormentato dal suo aiutante di colore che sostiene in maniera ancora piu' improbabile di aver imparato come metter KO chiunque durante la seconda guerra mondiale mentre prestava servizio per l'esercito giapponese!In conclusione non rimane che mettere a letto Jo per gli ultimi istanti che le rimangono accudita non dal marito ma dallo strano uomo di colore che accompagna la Smith.

Lui, Sam, e' straziato da un altro tipo di dolore e alla fine trova solo il modo di chiedere a Maggie Smith in procinto di andarsene dopo aver compiuto la sua missione: "Who are you really?"

Ma la risposta la sappiamo gia' e quando il sipario si abbassa il pubblico ha ormai assorbito il messaggio che da circa due ore ci veniva rivolto: la morte e' un brutto affare al cui cospetto siamo tutti uguali e soprattutto, tutti drammaticamente soli.


In uscita un veloce scambio di battute con la Smith:

Electro: "Unfortunately i didn't get to see you in "Hedda Gabler" to my eternal regret..."

Maggie Smith:(girandosi verso di me di scatto) "Well of course not!You were not even born!"

Electro: "Do you know if there's any videos for that performance?"

Smith: "Erm...i'm afraid not..."

Oh well. No harm in trying is it?



Inciso da Electrothoughts alle ore 00:45 commenti (15)
mercoledì, 11 aprile 2007
Categoria:
Titolo: Shadowland

In risposta ad un'osservazione rivoltami poco fa: il "non sentire" Dio non e' ne' giusto ne' sbagliato. E' solo un fatto sintomatico conseguente all'avvento dell'Era della Tecnica. Nella macchinizzazione dell'uomo, fiero dei propri progressi ( e spesso non a torto),si e' attuato un processo di ribaltamento: non piu' il dio che diventa uomo ma piuttosto l'uomo che diventa dio,onnipotente padrone della scienza in grado di decidere della vita o della morte di embrioni,feti etc etc. La mia non e'un'osservazione moralistica. L'aborto e' talvolta non semplicemente giustificato ma addirittura necessario nel caso di gravidanze non desiderate o frutto di violenze carnali. Anche nel campo della fecondazione artificiale si possono compiere "miracoli" dando la possibilita' a coppie sterili di avere dei figli. Quello che si nota pero' in tutto questo e' il tentativo sempre piu' evidente dell'umanita' di sostituirsi alla divinita'. Non meraviglia che "non si senta piu' Dio". Dio siamo noi in quest' epoca. Ma se allora e' davvero cosi' come mai il mondo e' sempre meno simile ad un paradiso terrestre?In cosa sbagliamo di preciso? Le malattie sociali come la depressione sono in costante aumento e ho gia' descritto dal punto di vista filosofico e non clinico(che e' assolutamente equivalente ad esso ma senza la dovizia di particolari fisiologici) cosa sia questa depressione. La depressione e' annunciata in primis dall'angoscia che tutto paralizza. Quest'ombra gelida che ci segue ovunque quando ne siamo avvinghiati fino al collo e' gia' un sentire qualcosa di diverso. Io credo che quel qualcosa di diverso sia l'ombra gettata sul nostro essere da un qualche dio lontano e dimenticato. Ma forse mi sbaglio.

"All men need gods" - Homer



Inciso da Electrothoughts alle ore 20:06 commenti (3)
mercoledì, 11 aprile 2007
Categoria:

Perdere un match in Champions League non e' come perdere la finale dei mondiali( che noi ,a dispetto dell'odiosa Francia, di cui ammiriamo molte cose tranne la nazionale di calcio, abbiamo vinto e portato a casa),tuttavia, subire una sconfitta come quella patita ieri ai quarti dalla Roma, battuta ,anzi ,travolta dagli zulu' del Manchester, grida vendetta in cielo al cospetto di Dio,alla destra degli arcangeli Raffaele,Michele e Gabriele nonche' tutti gli angeli,cherubini o serafini che siano, e ministri della grazia divina.("Angels and ministers of grace, defend us!" - Hamlet) Detto cio' la squadra barbarica d'Oltremanica ha effettivamente giocato bene ma quanto di quello spettacolo goleador fornito e' stato causato da una performance spettrale della Roma?Ronaldo, Rooney e Ferdinand sono forti ma e' anche vero che le squadre italiane sembrano rincitrullirsi non appena attraversano la Manica.( Credo di recente anche il Milan sia stato battuto 5 a 1 da una squadra inglese...)Per fortuna oggi mi e' stata risparmiata la gogna a cui pensavo di dover sottopormi da parte di "nativi" in cerca di riscatto dopo le legnate non solo metaforiche che avevano ricevuto all'Olimpico...



Inciso da Electrothoughts alle ore 17:16 commenti (4)
lunedì, 09 aprile 2007
Categoria:
Titolo: MTHTRTH

suitsat1aFervono i preparativi a bordo della missione spaziale ISS.

Agili come gazzelle, le dita del fisico si destreggiano fra mille pulsanti

accesi,spenti, poi ripresi mentre tutt'intorno l'aria si fa elettrica.

Il pannello di controllo dice: security checks ok.

a*w*a*i*t*i*n*g*f*u*r*t*h*e*r*i*n*s*t*r*u*c*t*i*o*n*s

un'altro scienziato guarda eccitato i suoi colleghi: "Presto assisteremo ad uno spettacolo mai visto prima d'ora - la prima passeggiata spaziale in orbita completa intorno alla Terra".

Il suo nome e' SuitSat One e celebriamo oggi il debutto ufficiale di una tuta spaziale senza astronauta in procinto di trasformarsi in un vero e proprio satellite.

Dotato di batterie, ma senza regolatore interno della temperatura ( e a rischio di surriscaldamento a contatto con i raggi del sole), viaggiera' fornendoci di continuo informazioni sulle sue condizioni finche' perdureranno le sue energie (in grado di rimanere operative per almeno 3 o 4 giorni massimo). Una volta sopraggiunto l'esaurimento delle scorte energetiche, avverra' una rapida discesa verso l'atmosfera terrestre, allorche' SuitSat One si disintegrera' assumendo le forme di un'incandescente bulbo di fuoco in picchiata verso l'Oceano Pacifico.

Depressurizisation in progress.

9

8

7

First gate unlocked

6

5

4

Second gate unlocked

3

2

1

Launch complete

Il volo comincia.

A spacesuit with no astronaut

a spacewalk, a tumble and a somersault

a most instructive catapult...

primi dati in arrivo.

Valori stabili e normali. Temperatura interna 20-25 gradi tendente ad aumentare.

Arms and legs spinning, rotating fast, circling around the Earth.

Gli studenti di college e quelli universitari sono incoraggiati a sintonizzarsi sull'onda di frequenza di SuitSatOne (149.990 MHz) e ascoltare i suoi messaggi diffusi nell'etere in Inglese, Russo, Francese, Giapponese,etc etc...

"Infrared Satellite Scan:

  America. Fly-by Status: Now.

  Cold snap in upstate NewYork

  Heatwave in Texas and Alabama

  White-House not responding.

  Atlantic Ocean. Fly-by status: hovering over water.

  Rising fast. Warming up. Chuncks of ice detected south of Iceland.

  Europe. Fly-by status: Delayed. Too many bureaucrats in Brussels.

  Interference. Signal intermittent. France is under Le Pen, Britain is one

  big bloodthirsty street gang, Italy gone bankrupt is purchased by the Pope.

  Interference. Zzzpstsstjjllpszzzstnmnssttssrrrshtthbbzzzsrrrsss.

  Apprrrrr...Approaching Near-East region.Temperature rising.

  SUN RISES AT...

  (transmission interrupted). Overheating begins.

  Fly-by status: 31 ° 47' 00 N , 35° 13' 00 E

  Date: Good Friday, afternoon

  Distant thunder, frequent tremors, then a lot of silence.

  Transmission ended. Battery out."

 

La delusione si disegna sul volto degli scienziati che hanno partecipato all'esperimento. SuitSatOne e' ora direttamente allineato con il Sole. I segnalatori ancora gracchiano ma sempre piu' flebilmente. Poi un ultimo inaspettato messaggio, sonoro ed inarticolato:

"mthtrth-mthtrth-mthtrth-mthtrth..."

Un apparecchio fuori controllo?Rumore di tessuti e transistor che bruciano?Un extraterrestre che ha stabilito un contatto? O forse solo una parola che non contiene vocali?

Lo scienziato: SuitSatOne...can you read me?

Are you out there?

mthtrth mthtrth mthtrth....

Are you out there?

WHO IS OUT THERE?

E poi piu' niente. E solo il sole che si affaccia sul pianeta Terra.

 

 



Inciso da Electrothoughts alle ore 14:35 commenti (5)
mercoledì, 04 aprile 2007
Categoria:

"I mean, the human race, we're a tribe, let's face it,and let's stop this religious bullshit. I think everybody,or at least most of my friends are just so exhausted with this whole self-importance of religious people. Just drop it,we're all fucking animals,so let's just make some universal tribal beat,we're pagan,let's just march." (Bjork)

Questa frase estratta da una rivista musicale inglese e pronunciata da Bjork,una delle stelle piu' eccentriche della scena pop, ci colpisce perche' sembra racchiudere in poche epigrammatiche sentenze, l'essenza o vorremmo dire quasi, quintessenza dell'epoca in cui viviamo. Ancora piu' significativo secondo noi e' il fatto che a esporre queste opinioni non sia l'uomo della strada ma piuttosto un'artista affermata e incontestabilmente dotata di grande talento e sensibilita' personali.

Ma perche' vogliamo attirare l'attenzione su delle parole apparentemente innocue e prive di interesse se non nel contesto di un colloquio fra intervistato e intervistatore a beneficio di lettori musicofili?

La prima cosa che possiamo notare e' che il messaggio di Bjork non e' coerente fino in fondo. La cantante ci consiglia di abbandonare la religione come un ferro vecchio che e' ormai divenuto superfluo. Sta bene. Pero', sorprendentemente, qualche riga piu' in la, giunge inaspettata un'altra considerazione che pur se confinata nell'ambito di una sparata teatrale di chi vuole promuovere qualcosa nasconde una verita' piu' profonda: "siamo pagani".

Da un lato dunque, ci viene detto che la religione non risponde piu' ai bisogni dell'uomo, dall'altro ci viene ricordato il nostro passato tribale e pagano.

Non c'e' bisogno di rispolverare polverosi libri di storia o antropologia per rinvenire in queste parole una sorta di contraddizione logica che e' esattamente lo spirito dei nostri tempi.

La societa' moderna d'Occidente e' vittima di questa "schizofrenia" ideologica da tempi ben lontani e i primi sintomi li possiamo rinvenire con Platone e Aristotele [il primo, rimuovendo la realta' delle cose ad una dimensione piu' "vera", il mondo delle idee e il secondo elevando l'essenza a una specie di sondabilissima entita' (s)oggetta a costante scrutinio analitico(il fondamento della scienza moderna)] di modo che venisse sferrato il primo vero attacco alla concezione piu' originaria della "metafisica".

Questa operazione di smantellamento non si e' tuttavia arrestata con questi due importanti filosofi greci ma e' proseguita nell'Occidente con personaggi che non facilmente potremmo accusare di a-religiosita': i filosofi della Scolastica.

E' ben evidente a tutti coloro che abbiano una rudimentale conoscenza della filosofia che quando si opera alla maniera scolastica nel campo filosofico e teologico si raggiungono risultati estremamente pericolosi.

Abelardo e i pensatori della sua Scuola hanno pensato bene di diffondere l'entusiasmo verso la fede cristiana proponendo tutta una serie di dimostrazioni logiche e rigide asserzioni dogmatiche basate su sillogismi volti a provare in maniera conclusiva l'esistenza di Dio.

Cosi' facendo pero', non solo hanno, inconsapevolmente forse, contribuito a svilire e mortificare il concetto di "divinita'" ma hanno anche aperto la strada( ragionando in maniera retroattiva) al razio-centrismo degli Illuministi e di conseguenza alla corrente nichilista a cavallo fra il XIX e XX secolo.Nel momento in cui infatti, si racchiude o addirittura imprigiona un qualsivoglia dio entro ragionamenti logici tutto cio' che si ottiene e' un dio antropormorfizzato la cui esistenza provata logicamente puo' similmente essere negata sempre ricorrendo alla stessa arma: la logica.

La logica e l'intelletto sono dunque un'arma a doppio taglio nella nostra ottica.Un'ottica che vorrebbe sostanzialmente ripensare il pensiero d'Occidente.

Il compito e' estremamente arduo perche' ad ostacolare questo nuovo cammino non si stagliano solo montagne e sedimenti di natura ideologica ma anche e soprattutto una specie di operazione di censura insita nel carattere dell'uomo stesso.

L'uomo moderno si occupa sempre meno di metafisica. L'uomo moderno in particolare nell'Occidente nell'emulare modelli di vita anglo-americani ha dimenticato cosa significa "metafisica" tanto che il significato della parola e' ormai per molti erroneamente diventato qualcosa di simile all'esoterico.

Cosi' non e' pero'. Ma ora vogliamo capire perche' l'uomo d'oggi in particolare sia cosi' avverso all'idea della metafisica.

Molto di cio' che si cela dietro quell'operazione di censura psicologica a cui ci riferivamo prima ha a che fare con un altro termine usato ed abusato da chiunque senza averne mai una concezione chiara: il Nulla.

Il primo compito dell'aspirante metafisico e' confrontarsi con il Nulla.

Il Nulla e' stato effettivamente e decisamente preso e messo nel cassetto per poi essere dimenticato. Chiedere cosa esso sia significa accendere un fiammifero all'interno di tenebre impenetrabili. Domandare (secondo Heidegger) e investigare il Nulla diventano quindi il primo passo verso lo svelamento del Nulla.

Quando parliamo di Nulla pero' non vogliamo riferirci semplicemente alla negazione "non". Il "Non" e' come tutti possono capire l'esatto opposto dell'ente che e'. Dunque il Nulla "non-e'". Ma e' davvero cosi' facile descrivere il Nulla?

La risposta e' no. Usare la negazione "Non" significa essere ancora fermi ad una visione dove la scienza la fa da padrona in cui l'oggetto della propria indagine scientifica si contrappone a tutto cio' che non ricade sotto la sua lente di microscopio. Ovvero tutto cio' che "non-e'".

La logica non funziona quando ci si avvicina al Nulla. Domandare sulla sua natura significa infatti violare un principio di non-contraddizione interno dal momento che la risposta alla nostra domanda verrebbe in qualche modo a trasformare il Nulla in qualcosa(cioe' la nostra risposta) e in maniera del tutto consequenziale, in qualcosa "che-e'" .

In questo contesto una cosa e' certa. Dimentichiamoci dell'approccio scientifico se vogliamo fare progressi in metafisica.

Uno si deve domandare piuttosto cosa venga prima: il Nulla o il "non". La tradizione vorrebbe come gia' delineato prima, che il Non venga prima affinche' la totalita' degli enti che sono, e che esistono sotto i nostri occhi, possa essere annullata o "negata" logicamente nella sua totalita' e coincidere cosi' con la sua espressione piu' totalizzante o generale: il Nulla. Questo muoverebbe dal principio secondo cui la negazione e' essa stessa un'operazione dell'intelletto.

Ma il pensiero di Heidegger propone un'alternativa interessante: il Nulla e' piu' originario della negazione "non". Questa proposizione porta alla conclusione che l'intelletto stesso per negare abbisogna necessariamente del Nulla da cui trarre e estrapolare il concetto di Nulla. (Heidegger mi ucciderebbe nel vedere usare la parola "concetto",un altro segno del mio essere figlio di questa modernita' iperlogicista).Piu' che concetto, vorremo dire quasi una sensazione di Nulla.

Qui arriva la parte interessante. Noi uomini abbiamo spesso e volentieri esperienza del Nulla talvolta senza nemmeno esserne consapevoli.Quand'e' che dunque si manifesta il Niente?

Quando cadiamo vittima dell'Angoscia o Angst, avviene una trasformazione ontologica del mondo intorno a noi che improvvisamente ci appare come estraneo, avulso da ogni contesto che potrebbe risultarci familiare. Il mondo sparisce o ci sparisce da sotto i nostri occhi. Ma questo sparire non e' un annullamento tout-court. Nello sparire, l'ente che sprofonda si avvicina a noi camuffato da Nulla, opprimendoci con l'angoscia. Nell'annullamento della totalita' degli enti intorno a noi, non solo ci sentiamo oppressi dall' angoscia ma smettiamo persino di parlare di "io" e "tu" e ci riferiamo semplicemente ad un impersonale "mi-sembra-di..."

Il "mi-sembra-di" credo sia la traduzione migliore dell'heideggeriano "Man" cioe' l'impersonale chiunque a confronto con l'angoscia. Ci sembra di...perche' non riusciamo ad intravedere piu' alcun oggetto di cui temere come nel caso della paura che e' necessariamente sempre paura di qualcosa ma piuttosto ci sembra di...non vivere,non funzionare,non capire piu' la realta' circostante.

Ma come possiamo noi nella nostra finitudine visualizzare la totalita' degli enti in assoluto? La risposta molto semplice e' che non possiamo ma piuttosto Heidegger fa riferimento ad un "sentirsi-in-mezzo-al-mondo" dove l'esserci e' innanzitutto e per lo piu' un essere-con,un essere-per,un essere-al-fine-di,e via dicendo. Cio' che emerge da questa visione e' che noi siamo nel mondo e il mondo e' allo stesso tempo in noi in un rapporto osmotico senza soluzione di continuita'. Il mondo "mondeggia"perche' c'e' un esser-ci di noi pronti a coglierlo e viceversa. Questo significa esser- CI. E' il -ci che e' cruciale. E' anche per questo che due enti qualunque che non abbiano le caratteristiche dell'esser-ci non potranno mai toccarsi come quando "noi" tocchiamo qualcosa, anche quando la distanza spaziale fra questi due oggetti sia uguale a zero. Il loro non e' un toccarsi ma piuttosto un trovarsi-fianco-a-fianco che non coglie le opportunita' offerte dall'altro-da-se'.

Dunque noi ci sentiamo sempre nel mondo e nella totalita' degli enti che lo costituiscono. Bisogna rifiutare Cartesio e dirgli che non esiste oggetto senza un soggetto che lo colga o lo incontri ma non esiste nemmeno un soggetto senza un oggetto pronto ad essere incontrato. Questo essere incontrato e' a tutti gli effetti un apparire, un manifestarsi e dobbiamo sottacere la tentazione platonica di ridicolizzare l'apparire come qualcosa di non-reale. Cio' che appare appare cosi' com'e' nella sua interezza. Questo dispiegarsi dell'ente che e' nel suo apparire e' il significato della parola "Physis" , successivamente snaturata dai Latini con il termine "natura". La natura ci appare. E' per questa ragione che nell'angoscia cio' che retrocede e' la totalita' delle cose che esistono. Ma il suo retrocedere e' allo stesso tempo un incontro con il Nulla che ci opprime. Il Nulla dunque non e' qualcosa di separato come vorrebbero i logici e i matematici ma esiste connaturato insieme all'Essere.

Una volta incontrato il Nulla, l'esserci viene per cosi' spinto giocoforza verso l'esserci che si allontana. E' per questo che l'angoscia ha anche una valenza positiva perche' ci ri-connette all'esserci dell'ente che siamo. Siamo uomini anche perche' siamo vittime dell'angoscia e ci interroghiamo.

Dunque possiamo tracciare la seguente conclusione:

Nel vivo dell'esser-ci siamo gia' sempre tenuti ben dentro il Nulla che assume quasi le caratteristiche di una tigre addormentata sempre pronta ad agguantarci quando meno ce lo aspettiamo.

Cio' pero' significa anche che il nostro "esser-ci qui" che si rapporta costantemente all'ente che egli non e'(il mondo) e all'ente che e' (se stesso) e' sempre in qualche modo a contatto con la cosiddetta "trascendenza".Cioe' con cio che e' oltre la totalita' degli enti visibili.

Siamo ad un punto importante e in dirittura d'arrivo.

Se l'uomo e' sempre trascendente perche' fa di tutto per dimenticarsene?

Perche' l'uomo si reprime e reprimendosi risponde tuttavia alla proprieta' piu' propria del Nulla: quella di ri-spingerci verso l'essere degli enti che sembra scomparire. Vogliamo occupare la nostra mente tenendoci sempre impegnati e affaccendati cosi' da tenere sopita la fiera sanguinaria che e' l'Angoscia, sintomo che annuncia il Nulla.

Nel tenerci impegnati noi ci dimentichiamo della nostra natura trascendente e siamo cosi' coloro che hanno confinato il pensiero dell'Occidente nell'obitorio di Dio che giace non-morto e non-vivo nonostante i nostri tentativi di liberarcene una volta per tutte.

(Da notare come per Heidegger l'incontro con il Nulla non e' mai necessariamente per quanto detto prima frutto di una libera scelta della volonta',sottolineando come nella nostra finitudine non siamo nemmeno in grado di confrontarci con cio che c'e' "oltre-la-linea". Per Heidegger l'agnosticismo ha un senso, l'ateismo decisamente no.)

Non ci riusciremo per i motivi delineati sopra. Perche' l'essere metafisico fa parte dell'essere uomo ed e' per questo che notiamo una contraddizione nelle parole di Bjork. Mettere da parte la religione da non intendersi con quella istituzionale delle chiese nazionali di ogni paese( che hanno sempre meno in comune con il Dio nella sua vera essenza divina) non significa altro che continuare in questa strada segnata da repressione, frustrazione, declino. D'altro canto Bjork richiamandosi al mondo pagano e pur ignorando forse che si trattava di una dimensione ben piu' religiosa della nostra dove Dio era percepito come una forza viva e partecipe quasi della vita di un individuo, allo stesso tempo nel suo ruolo d'artista sembra intuire una fondamentale verita' che l'ideologia moderna non e' riuscita e forse non riuscira' mai a sopprimere totalmente: il richiamo alle radici piu' primordiali dell'uomo, a quelle appunto che Bjork un po' semplicisticamente definisce "pagane"

Senza questo approccio l'Occidente, ormai ridotto ad un coacervo di esseri infelici e frustrati, piu' simili a macchine che a uomini, presi da avidita' e smanie materialistiche, e' destinato a scomparire di fronte alla ancora vitale primordialita' del vicino Oriente islamico, di cui certamente rifiutiamo la concezione teocratica del potere( del tutto corrispondente alla secolarizzazione della Chiesa in Occidente: processo di segno opposto ma con la stessa conseguenza di perdita del senso di spiritualita' genuina) ma che considera la nostra "godlessness" un qualcosa di scioccante e antitetico forse al nostro stesso esser-ci su questa terra.

Superare il nostro sdegno pseudo-scientista verso tutto cio che' e' "metafisica" segnerebbe una storica inversione di tendenza per gli occidentali-S.Tommaso che siamo ormai diventati.

Sarebbe quello il momento che Heidegger definirebbe con grande incisivita',

"The Stellar Hour of Our Commencement".



Inciso da Electrothoughts alle ore 19:19 commenti (21)
martedì, 03 aprile 2007
Categoria:

The Italian bishops push me to the fucking limit.



Inciso da Electrothoughts alle ore 17:53 commenti (1)


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